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Allegato · Lavorazioni e materiali

Cosa esce dall'officina.

Cinque lavorazioni, e i materiali che vanno con ognuna. Scritto per chi deve scegliere: a cosa serve davvero ogni tecnica, e come si comporta il materiale una volta che il pezzo è in servizio — per arrivare all'accoppiata giusta senza tre giri di prove.

01

Stampa a filamento, camera chiusa

FDM · FFF
Il cavallo da lavoro: pezzi da tenere in mano, usare e rompere

Un ugello fonde un filo di plastica e lo deposita strato dopo strato, finché il pezzo non è costruito. È la lavorazione più versatile dell'officina, ed è anche quella in cui la scelta del materiale pesa di più: la stessa forma, stampata in due plastiche diverse, si comporta in due modi completamente diversi una volta in servizio.

La camera è chiusa, e non è un dettaglio: tiene il pezzo in aria ferma e tiepida mentre si costruisce. Senza, plastiche come l'ABS e l'ASA si ritirano raffreddandosi e strappano il pezzo dal piatto o lo spaccano tra uno strato e l'altro. È ciò che permette di stamparle come si deve.

Una cosa da sapere prima di progettare: un pezzo stampato è anisotropo — regge di più attraverso gli strati che lungo gli strati. Dimmi come viene caricato il pezzo e lo oriento sul piatto di conseguenza. Non costa nulla e cambia tutto.

Tav. 01I filamenti: come scegliere
Materiale In una riga Regge il calore fino a Sta all'aperto? Uso tipico
PLA Il più preciso, il più stabile in stampa, il più economico: il materiale giusto quando il pezzo serve per guardare, misurare e validare. ~45 °C Vive dentro. Prototipi visivi e di forma, modelli, espositori, packaging, attrezzeria leggera da banco.
PETG Il pezzo funzionale di tutti i giorni: più caldo del PLA, si piega prima di cedere, tiene bene acqua e detergenti. ~60 °C Vive dentro. Staffe, carter, contenitori, supporti che prendono colpi, attrezzatura a contatto con acqua e detergenti.
ABS Il tecnico d'interno: regge il calore molto meglio di PLA e PETG, incassa gli urti, e si incolla e si lucida chimicamente. ~65 °C Vive dentro. Pezzi tecnici d'interno, componenti da rifinire e giuntare chimicamente, carter e involucri.
ASA Il materiale da esterno: tenacità e resistenza al calore dell'ABS, con una chimica pensata per stare al sole. ~65 °C Sì — è questo il suo mestiere. La sua fase gommosa è poliacrilica: non ha i legami che la luce attacca nell'ABS. È una proprietà della molecola, non un additivo. Staffe e supporti esterni, insegne e targhe, involucri esposti, pezzi da giardino e da tetto.
TPU La gomma stampata: si piega, si schiaccia, torna in forma. Durezza da suola di scarpa, non da guarnizione morbida. Si sceglie per come flette, non per quanto caldo regge. Vive dentro. Tamponi, paracolpi, piedini antivibranti, impugnature, boccole, protezioni, inserti a presa dolce.
Come si legge quella tabella

La temperatura della terza colonna non è il punto di rammollimento del materiale: è la temperatura alla quale un pezzo vero, sotto un carico vero, tiene la forma giorno dopo giorno. Il dato di laboratorio si misura su un provino pieno e per poco tempo; il tuo pezzo ha il riempimento e regge un peso ventiquattr'ore su ventiquattro, e cede molto prima. Quindi dimmi la temperatura della superficie su cui è montato, non quella della stanza — una superficie scura al sole si scalda ben oltre l'aria intorno. E dimmi da che parte tira il carico: un pezzo stampato regge di più attraverso gli strati che lungo gli strati, quindi come lo appoggio sul piatto è una scelta di progetto, non un dettaglio di produzione.

02

Stampa a resina

MSLA · 405 nm
Il dettaglio fine — e il master per la fusione a cera persa

Uno schermo proietta la forma di ogni strato dentro una vasca di resina liquida, e la luce la indurisce. Lo strato si forma tutto insieme, qualunque sia il numero di pezzi sul piatto. Il risultato ha un dettaglio che il filamento non raggiunge: è la lavorazione dei pezzi che si guardano da vicino.

Per un orafo è questa che conta, e vale la pena essere precisi su cosa succede davvero. La resina fondibile non cola via come la cera: brucia. Pirolizza dentro l'investimento, e per questo vuole un ciclo di burnout suo, a rampe lente — non quello della cera. Se le rampe sono sbagliate, il cilindro si crepa.

E le quote dell'anello finito non le decide la stampante. Si sommano tre ritiri — quello della resina, quello dell'investimento e quello della lega che solidifica — e si compensano a monte, in CAD, lega per lega. È il vero motivo per cui voglio sapere in cosa lo fonderai, prima ancora di stampare.

Tav. 02Le resine: come scegliere
Resina In una riga Come si comporta Uso tipico
Standard Massimo dettaglio, superficie liscia, costo minimo. Rigida: cede di schianto. Rigida e fragile. Modelli di presentazione, prototipi estetici, master per stampi in silicone. Orafo: la prova di forma e vestibilità dell'anello, prima del master castable.
Tenace Rinuncia a rigidità per non rompersi: si piega, incassa gli urti, tiene filetti e incastri a scatto. Si piega invece di spezzarsi. Dime, mascherine, attrezzature d'officina, incastri a scatto, prototipi funzionali. Orafo: mascherine di posizionamento pietre, prototipi da provare in mano.
Water-washable Si lava in acqua invece che in alcol: niente vapori di isopropanolo in officina. Ottima per tutto ciò che si guarda, non per ciò che regge un carico. Modelli estetici, prototipi visivi, serie di pezzi non caricati.
Castable Il modello sacrificale per la microfusione: non si tiene, si brucia. Vedi la nota qui sotto — è qui che il pezzo si decide davvero. Orafo: master per la cera persa. Anelli, fedi, ciondoli, filigrane, sedi pietra, testi incisi, campionari interi.
Alta temperatura Regge il calore che ammorbidisce tutte le altre. Regge molto più caldo scarica che sotto carico: si progetta sul secondo numero. Stampi per colata di siliconi e resine, attrezzature esposte al calore, prove termiche.
Flessibile Gomma stampata, per prese morbide e tamponi. Si allunga e torna in forma. Tamponi, paracolpi, piedini, appoggi morbidi, impugnature, prototipi estetici di prodotti in gomma.
ApprofondimentoLa castable: conta come finisce il pezzo, non come esce dalla stampante
Brucia, non cola La cera fonde intorno ai 60–70 °C ed esce dal cilindro. La resina non fonde: si decompone in gas e se ne va come vapore. Ma prima di decomporsi si dilata dentro l'investimento — ed è quella dilatazione, non il calore in sé, che apre le crepe. Per questo una castable messa in un ciclo da cera è un cilindro rotto: il ciclo da cera non le lascia il tempo di andarsene, la comprime.
Il ciclo è della coppia Non esiste “il ciclo delle castable”. Esiste il ciclo della tua resina con il tuo investimento, e cambiano moltissimo: una castable ad alta carica di cera vuole rampe lentissime e un burnout che dura sedici o diciassette ore — il forno si programma la sera prima. E il picco lo detta l'investimento: il legante al gesso intorno ai 730 °C comincia a decomporsi, quindi il tetto della sua scheda è un tetto, non un margine. Alzarlo rovina le pareti dello stampo; abbassarlo “per prudenza” lascia carbonio nelle cavità e dà una fusione sporca e porosa.
Leggero o massiccio? È la domanda che sceglie la resina. Più massa = più materiale che dilata e più gas da smaltire. Leggero — filigrane, catene, montature aperte, pendenti sottili — va su castable acrilica: definizione massima. Massiccio — fedi larghe, anelli da uomo, sedi pietra piene, testi incisi — va su castable ad alta carica di cera: la cera nel materiale rammollisce e defluisce prima della pirolisi, la spinta sull'investimento cala, ed è esattamente ciò che permette di fondere la massa vera. E quando si può, si svuota: un guscio dell'ordine di 0,7 mm toglie massa e gas, e fa passare in cilindro un pezzo che pieno sarebbe un rischio.
Il ritiro si tara Fra il tuo CAD e l'anello al dito ci sono, in fila: il ritiro della resina che polimerizza, l'espansione dell'investimento (che ne annulla una parte), e il ritiro della lega che solidifica — diverso fra oro e argento, e che cambia col titolo. Il fattore di scala non è un numero preso da un forum: si tara su un pezzo di prova reale, lega per lega e investimento per investimento, e poi si congela. Lo tengo scritto per ogni cliente e per ogni lega, così la seconda commessa esce come la prima. È il motivo per cui ti chiedo in cosa fonderai, prima ancora di stampare.
03

Taglio e incisione laser

Diodo · 455 nm
Pezzi piatti, packaging, superfici incise

Un fascio di luce blu, concentrato in un punto, brucia il materiale attraverso o in superficie. Taglia pezzi piatti da un foglio, e incide disegni, testi e loghi dentro il materiale. È veloce, non richiede attrezzatura, e va dal disegno al pezzo senza passaggi in mezzo.

Ciò che un colore assorbe decide cosa il fascio può fare. La luce blu viene inghiottita dal legno, dalla pelle, dal cartone e dall'acrilico scuro o opaco — e quelli li taglia. L'acrilico trasparente incolore si lascia attraversare dalla luce blu, come fa un vetro: il fascio non si ferma nel materiale, e quindi non lo taglia. È una proprietà della luce e della plastica, non una questione di potenza — ed è bene saperlo prima di ordinare il foglio.

Tav. 03Al laser: cosa si taglia, cosa si incide
Materiale Taglio Incisione Note
Compensato, legno sottile , 3–6 mm Sì, a qualunque spessore Il legno è scuro e opaco: assorbe bene il blu. Il bordo del taglio esce brunito — lo mascheriamo, lo verniciamo, o lo lasciamo se fa parte dell'estetica. Si decide in preventivo, non dopo.
MDF Sì, 3–4 mm Sì, superficie molto uniforme Si taglia con aspirazione forzata. Bordo scuro: si copre o si vernicia.
Cartone e cartoncino Sì — è il suo elemento. Netto e veloce. Sì, e anche cordonature e microforature Prototipi di fustelle e alveoli in giornata, prima di impegnare lo stampo.
Feltro Sul feltro di poliestere il bordo fonde e si sigilla: non sfilaccia. È il feltro giusto per gli interni degli astucci.
Tessuto Sì, 0,2–2 mm Sì (effetto sbiancato su denim e cotone scuro) Sagome che in pezzo unico non si fustellerebbero mai.
Pelle conciata al vegetale Sì, spessori sottili Sì — la cosa che riesce meglio sulla pelle Un marchio permanente, dal marrone al quasi nero, senza inchiostri. È un materiale naturale: la taratura si rifà a ogni pelle.
Acrilico nero e opachi scuri , 3–5 mm Sì — bianco su nero, leggibilità altissima L'acrilico colato dà un bordo migliore dell'estruso.
Ardesia — (si acquista già a misura) , in una passata: bianco su nero, permanente Targhette, sottobicchieri, basi fotografiche per il gioiello.
Perchédecide il colore, non la potenza
La regola Un laser lavora ciò che beve la sua luce. Il blu viene inghiottito dai materiali scuri e opachi — legno, cartone, feltro, pelle, acrilico nero, ardesia — e quelli li lavora benissimo. Il colore del materiale conta più dello spessore. L'acrilico trasparente incolore si lascia attraversare dalla luce blu, come fa un vetro: il fascio non si ferma mai dentro. È una proprietà della luce e della plastica, ed è bene saperlo prima di ordinare il foglio — perché la stessa sagoma, in un foglio scuro o opaco, esce perfetta.
Sicurezza — vale la pena dirlo

PVC, similpelle e vinili clorurati non vanno sotto un laser, né il mio né quello di altri: bruciandoli sviluppano acido cloridrico — dannoso da respirare e corrosivo per la macchina. Lo dico qui perché astucci e packaging sono spessissimo in similpelle. Se non sei sicuro di cosa sia il tuo foglio, dimmelo e lo verifichiamo prima di tagliare: la pelle naturale sì, il finto cuoio no.

04

Marcatura a infrarosso, sul metallo

IR · 1064 nm
Loghi, matricole, codici — permanenti

Una sorgente diversa, a una lunghezza d'onda che il metallo assorbe davvero. E vale la pena essere chiari su cosa si ottiene, perché le due parole si usano come sinonimi e non lo sono. La marcatura cambia la superficie — la annerisce, la ossida — e il segno è permanente, ma non lo senti con l'unghia. L'incisione asporta materiale e lascia un solco che si sente al tatto. Sul metallo io faccio marcatura.

È un segno permanente, non va via con l'uso, e tiene testi fini e codici. Su ogni nuovo materiale parto da un provino su campione: il tuo pezzo si lavora solo a parametri già validati — mai al primo tentativo.

Tav. 04Marcatura sul metallo: cosa si ottiene
Metallo Risultato Note
Acciaio inox Il migliore di tutti. Marchio nero ad alto contrasto per ossidazione, permanente, su una superficie che resta liscia. Spot molto fine: loghi, matricole, QR e DataMatrix. L'acciaio assorbe bene il 1064 nm, e lo assorbe ancora meglio man mano che la superficie ossida sotto il fascio.
Alluminio anodizzato Eccellente. Il fascio toglie lo strato colorato e scopre l'alluminio sotto: segno bianco netto, contrasto massimo, perfettamente ripetibile. Targhette nere, rosse o blu con scritta bianca. È la rimozione di uno strato di pochi micron.
Titanio Marcatura per ossidazione: dal nero fino ai colori — blu, viola, oro — scegliendo la temperatura. Il colore si tara, poi si congela come ricetta: la serie dell'anno prossimo è identica a questa.
Ottone e rame Piccoli loghi, matricole, monogrammi — con una prova preliminare sul pezzo. A 1064 nm queste superfici rimandano indietro gran parte della luce. La prova si fa a potenza ridotta, col pezzo inclinato: il fascio riflesso va gestito.
Oro e argento Prima la prova, poi la promessa. Si marca uno sfrido dello stesso titolo e della stessa finitura, si guarda il risultato e si decide insieme. La fisica: a 1064 nm l'argento lucido rimanda indietro circa il 99 % della luce, l'oro circa il 98 %. Le strade che funzionano ci sono, e indicarti quella giusta è il mio mestiere: una targhetta o un cartellino marcato, abbinato al gioiello, oppure una fibra MOPA a impulsi corti — e sull'oro funziona bene anche il verde a 532 nm, che l'oro assorbe molto meglio dell'infrarosso.
Plastiche scure Segno bianco ad alto contrasto. Codici e loghi su plastiche tecniche e acrilico nero.
Per gli orafi

Due cose, prima che tu me le chieda. La marcatura laser non sostituisce i punzoni di legge — il marchio di identificazione e il titolo restano quelli che sono. E sui metalli preziosi e sulle superfici curve si parte da un provino, su materiale mio, e il risultato lo guardiamo insieme: è una superficie a specchio e altamente conduttiva, ed è il pezzo che ha più da perdere. Preferisco fartelo vedere che prometterlo.

05

Scansione 3D

Luce strutturata
Dal pezzo esistente, di nuovo al disegno

Un proiettore getta un disegno di luce sull'oggetto e due camere leggono come si deforma sulla superficie. Da lì si ricostruisce la forma. È il modo in cui un pezzo che esiste solo in metallo — e di cui non esiste un disegno da nessuna parte — torna dentro il CAD.

Quello che consegno è la forma fedele. Le quote che contano davvero — il foro, l'interasse, lo spessore che deve accoppiarsi — le riprendo a calibro e le verifico con una stampa di prova, perché è il modo onesto di farlo e perché il pezzo deve tornare sulla macchina e funzionare.

Una cosa che ci fa risparmiare tempo a entrambi: una superficie lucidata a specchio, o molto scura, non si scansiona così com'è — la luce o rimbalza via o viene inghiottita. Su un pezzo finito e di valore la strada sensata è scansionare il modello o la cera, non l'originale lucidato. Se proprio bisogna trattare una superficie, te lo chiedo prima.

Come scelgo?

Sette domande. Ognuna porta a una tecnologia e a un materiale — e se nessuna calza sul tuo caso, è esattamente a questo che serve la prima chiacchierata.

Domanda 01 “Il pezzo sta fuori, al sole?”
FDM in ASA. È l'unico filamento costruito per l'esterno, e non per via di un additivo: sta nella molecola. Se invece il pezzo vive dentro, si aprono tutte le altre porte — e il PLA, che dentro è il più preciso e il più economico, torna in gioco.
Domanda 02 “Che temperatura c'è davvero nel punto in cui lavora?”
Non quella dell'aria: quella della superficie su cui è montato. Una superficie scura al sole si scalda ben oltre l'aria intorno. → fino a ~45 °C: PLA. Fino a ~60 °C: PETG. Fino a ~65 °C: ABS dentro, ASA anche fuori. E se il pezzo regge un peso ventiquattr'ore su ventiquattro, dillo: il margine cambia.
Domanda 03 “Deve flettere e tornare in forma, o restare rigido e in quota?”
→ Flette: TPU. Dimmi dove flette e quanto deve cedere — è un flessibile deciso (durezza da suola), non una gomma da guarnizione morbida, e va orientato in modo che pieghi nel verso degli strati, non fra uno strato e l'altro. → Resta rigido: PLA / PETG / ABS / ASA, in ordine di temperatura crescente.
Domanda 04 “Se prende un colpo, deve rompersi o piegarsi?”
Ordine di tenacità, dal più fragile al più incassatore: PLA → PETG → ASA → ABS → TPU. → Se il pezzo cade o prende urti: ABS o ASA se deve restare rigido, TPU se può cedere. Se il pezzo deve solo stare fermo ed essere preciso: PLA.
Domanda 05 “Con che sostanze va a contatto? E quanto è grande?”
→ Acqua, detergenti, acidi e basi deboli: PETG. Un'avvertenza utile: un pezzo in PETG in tensione — viti serrate, incastri forzati, inserti a pressione — e poi pulito con alcol isopropilico può crepare a freddo giorni dopo. Se lo pulirai con l'IPA, dimmelo e lo progetto di conseguenza. → Pezzo grande, piatto e sottile in ABS o ASA: si progetta per il ritiro (nervature, raggi, suddivisione in più parti). È la conversazione che evita il pezzo con gli angoli sollevati.
Domanda 06 “È un master per la fusione?”
Resina castable, MSLA. Poi una sola domanda in più: il pezzo è leggero o massiccio? Leggero — filigrane, catene, montature aperte — va su castable acrilica: definizione massima. Massiccio — fedi larghe, anelli da uomo, sedi pietra piene — va su castable ad alta carica di cera, che dilata meno in cilindro ed è ciò che permette di fondere la massa vera. E in entrambi i casi: si può svuotare? Portami anche la lega, il titolo, il tuo investimento e le rampe del tuo forno: il burnout appartiene al binomio resina+investimento, e il fattore di scala si tara sulla tua catena — non si copia da nessuno.
Domanda 07 “Va marcato un metallo?”
Laser a infrarosso. Acciaio inox, alluminio anodizzato, titanio: marchio permanente ad alto contrasto, subito. Ottone, rame, alluminio grezzo: si fa una prova sul pezzo e si guarda il risultato. Oro e argento: prova su uno sfrido dello stesso titolo e della stessa finitura, risultato in mano prima dell'ordine — e se la strada giusta è un'altra, è quella che ti indico.
Bonus “Il pezzo esiste già, ma il file no.”
Scansione 3D. Da lì si riparte: per stamparlo, ricostruirlo, adattarlo — o semplicemente per averlo, come file che è tuo.

I valori riportati in questa pagina sono indicativi e non contrattuali: si riferiscono a geometrie ben condizionate e a materiali standard. Le tolleranze, i materiali e i tempi vincolanti sono esclusivamente quelli indicati nell'offerta scritta accettata, che prevale su ogni indicazione qui riportata.

Non sai quale sia la tua?

Mandami il pezzo — una foto, uno schizzo, un file CAD, anche solo una descrizione. Ti dico quale lavorazione vuole. E se non ne vuole nessuna delle mie, ti dico anche quella.

Raccontami il pezzo →